Wolfgang Tietze | Pubblicato: Settembre 2026 (Versione originale in tedesco)
Nota preliminare:
Lo smascheramento della messa in scena: Un’indagine forense del 7 ottobre
Il 7 ottobre Hamas non ha solo commesso omicidi in Israele, ha anche ucciso la verità. In quel giorno si è messa in moto una gigantesca macchina di propaganda. Mentre i «giornalisti» di Gaza filtravano i massacri in Israele e se ne vantavano sui canali dei social media, i principali fotografi e operatori locali all’interno di Gaza documentavano contemporaneamente l’euforia per la presunta vittoria. Hanno mostrato come gli ostaggi venissero torturati e trascinati per le strade, e come siano stati portati nell’ospedale più importante di Gaza, l’ospedale al-Shifa, per farli sparire nei tunnel. Nessun medico, nessun infermiere dell’ospedale è accorso in aiuto; si sono limitati a guardare con entusiasmo dalle loro finestre.
Nel mio articolo « 7 ottobre – Gli ostaggi di Hamas all’ospedale al-Shifa », ho cercato di tracciare il percorso degli ostaggi a Gaza sulla base di immagini, video, commenti e notizie di stampa disponibili.
Credo che questo sia riuscito in parte. Un grande ostacolo è stato certamente l’enorme mole di dati da esaminare, le barriere linguistiche e la persistente non conoscenza dei luoghi. È stato un lavoro di puzzle che ha richiesto molto tempo. Molto è emerso solo dopo un esame molto attento. E molto rimane tuttora aperto.
Ho trascorso moltissimo tempo su questo e ho ricevuto pochissimo supporto. Tutte le richieste non hanno ricevuto risposta né dalle autorità ufficiali in Israele né dall’ambasciata israeliana in Germania.
E nonostante tutto, credo di aver potuto dare agli ostaggi e ai loro familiari un po‘ di luce per le ore buie della mattina del 7 ottobre.
Questa seconda parte fornisce ora le nuove scoperte cruciali: dimostra che nulla in quel giorno è stato lasciato al caso. Collega le registrazioni in una linea narrativa senza soluzione di continuità e prova quanto meticolosamente fosse stata pianificata la copertura mediatica.
Il proseguimento di questo articolo nomina ora i nomi dei testimoni. Sono i nomi di coloro che erano sul posto e hanno documentato il trasferimento di decine di ostaggi all’ospedale al-Shifa.
Sono stati i «giornalisti» di Gaza a fotografare e filmare mentre gli ostaggi venivano trascinati in questo ospedale dalla loro «resistenza palestinese». Non hanno aiutato – nessuno ha aiutato, nessun infermiere e nessun medico. Hanno tutti guardato e applaudito mentre ostaggi coperti di sangue venivano tirati fuori dai veicoli nel cortile dell’ospedale.
Nei primi giorni hanno venduto parte del loro materiale soprattutto a media di paesi arabi. Ma già allora ne hanno manipolato il significato: hanno definito gli ostaggi israeliani come civili palestinesi feriti e hanno nascosto il luogo degli eventi. Poi hanno fatto lentamente sparire le loro registrazioni. Le loro agenzie le hanno nascoste sui loro siti web. E se una foto è mai arrivata ai media occidentali, è stato solo con una didascalia manipolata. Erano così sicuri che nessuna di queste redazioni si sarebbe presa la briga di scoprire il vero significato del materiale visivo.
I testimoni
Le immagini e i video anonimi che in precedenza non rivelavano alcun autore trovano ora i loro creatori.
17 «giornalisti», in parte insigniti di riconoscimenti internazionali, sono gli autori e i creatori di questo materiale visivo.
Non sono più anonimi. Le immagini e i video ricevono un volto e un nome. Sono riuscito a identificare finora 9 «giornalisti» per nome. Alcuni di essi hanno alimentato attivamente la propaganda di Hamas su Telegram.
Non è stato un caso, né un «trovarsi al posto giusto nel momento giusto» dal punto di vista giornalistico, bensì una preparazione precisa. Quando decine di ostaggi vengono portati in un luogo specifico come l’ospedale al-Shifa e lì è già pronta una decina di «giornalisti» locali, spesso acclamati a livello internazionale, con le loro telecamere – mentre sullo sfondo è persino posizionata una troupe televisiva fissa con un’unità mobile di trasmissione satellitare (SNG) per trasmettere le immagini direttamente in tutto il mondo –, l’illusione del reporter non coinvolto crolla completamente. Ciò smaschera questi attori non come cronisti neutrali, ma come testimoni e complici che erano informati in anticipo dell’arrivo e delle condizioni degli ostaggi o che erano quanto meno integrati senza soluzione di continuità nella coreografia…
L’ospedale al-Shifa: I 17 testimoni sul posto – Gli autori delle registrazioni del 07.10
Nel corso delle mie ricerche ho trovato 15 foto diverse di un totale di 5 noti fotografi palestinesi di Gaza. Le ho trovate principalmente in pubblicazioni su giornali, su Telegram o su siti web. Ho trovato una sola foto presso l’agenzia di un fotografo, che ho acquistato immediatamente. Tutte le altre foto sono state pubblicate prevalentemente nel mondo arabo e al di fuori del mondo occidentale. Non ho trovato alcuna foto cercando sotto la parola chiave «al-Shifa».
Tutte le didascalie celano il vero luogo degli eventi, l’ospedale al-Shifa.
*Tutte le foto dei 5 fotografi qui utilizzate sono, ad eccezione dell’unica foto di Haitham Imad n. 04, screenshot tratti da pubblicazioni. Non sono originali. Le didascalie sono tratte dai rispettivi articoli e agenzie.
Rizek Abduljawad (Xinhua)
Fotoiornalista di lungo corso e corrispondente dell’agenzia di stampa cinese Xinhua a Gaza. Ha documentato il 07.10 l’arrivo e l’esibizione degli ostaggi all’ospedale al-Shifa con la sua telecamera.
« Il 7 ottobre, dei palestinesi salgono su un veicolo militare israeliano a Gaza City. Agenzia di stampa Xinhua (foto di Rizek Abduljawad). »
Gaza, 7th Oct, 2023. Palestinians are seen on an Israeli military vehicle in Gaza City, Oct. 7, 2023. TO GO WITH „3rd LD: Massive rockets fired from Gaza into Israel, at least 22 Israelis killed“ Credit: Rizek Abdeljawad/Xinhua/Alamy Live News
È stato distribuito a livello internazionale con questa didascalia.
Abed Abu Reash (AP)
Fotoiornalista freelance che ha lavorato regolarmente per agenzie internazionali come Associated Press (AP). Si trovava comprovatamente tra i cineoperatori nel cortile dell’ospedale al-Shifa la mattina del 07.10.
« A Palestinian rides with the body of an Israeli killed by Hamas militants in a kibbutz near the Gaza Strip fence in Gaza City, Saturday, Oct. 7, 2023. (AP Photo/Abed Abu Reesh) »
Imad Haitham (EPA)
Fotografo per l’European Pressphoto Agency (EPA) con una presenza di lunga data nella Striscia di Gaza. Ha fornito materiale visivo dall’ambiente diretto dei veicoli con gli ostaggi in arrivo all’ospedale al-Shifa.
« Palestinians ride an Israeli military vehicle in the streets of Gaza amid a military operation launched by Hamas in southern Israel on October 7, 2023 [EPA/Haitham Imad]. »
« Due anni fa Hamas ha attaccato Israele: più di 1.200 persone sono state uccise, oltre 250 rapite come ostaggi. Il 7 ottobre rimane il giorno più buio di Israele. »
« Palestinians ride an Israeli military vehicle in the streets of Gaza amid a military operation launched by Hamas in southern Israel on October 7, 2023 [EPA/Haitham Imad] »
« Hamas ha pubblicato immagini di soldati israeliani catturati durante l’operazione „Diluvio al-Aqsa“ »
• Stato: Eccezione – Foto originale acquistata direttamente dall’agenzia EPA.
Mohammed Salem (Reuters)
Fotografo di Reuters pluripremiato, le cui immagini hanno ottenuto risonanza mondiale. Era collegato il 07.10 in modo diretto ai reportage e alle procedure relative all’ospedale al-Shifa.
https://nabd.com/s/126095231-c928c7/… (Traduzione: « Trasporto continuo di feriti palestinesi al complesso medico Al-Shifa. Riprese – Mohammed Salem – Reuters, Rudaw »)
Tutte le foto sono state pubblicate in una galleria con questa descrizione. Per oscurare il vero fotografo, inizialmente è stata citata solo la Reuters, il nome è stato alterato e successivamente è stato inserito un watermark digitale.
Mohammed Talatene (DPA)
Giornalista freelance e operatore di ripresa che ha riferito tra l’altro da Gaza per l’Agenzia di stampa tedesca (DPA). Ha documentato le scene sul posto mentre gli ostaggi venivano condotti nell’area ospedaliera.
« I palestinesi prendono il controllo di un veicolo militare israeliano dopo aver superato la barriera di confine con Israele da Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. »
Didascalia originale (dpa) :
« October 7, 2023, Gaza Strip: Palestinian take control of an Israeli military vehicle after crossing the border fence with Israel from Jabalia in the northern »
« Palestinians in Gaza City commandeered an Israeli military vehicle on Saturday. MOHAMMED TALATENE/ZUMA PRESS »
Team Al Ashi
Osama S. Al Ashi (ARD)
Creatore di media locale e persona di contatto che in questo contesto era collegato anche a emittenti occidentali come l’ARD. Considerato la mente della rete locale che ha coordinato i movimenti e le riprese presso l’ospedale al-Shifa.
Hassouna Salim
Giornalista di Al Quds e fotoiornalista di Gaza, strettamente legato alle strutture mediali di Osama Al-Ashi. Ha pubblicato la mattina del 07.10 degli screenshot del video degli ostaggi su Telegram, ancora prima che il materiale completo venisse diffuso.
Mohammed Quandeel
Operatore mediale locale e fotografo della stretta cerchia di Al-Ashi e Salim. Si trovava comprovatamente nelle immediate vicinanze la mattina del 07.10 e ha documentato gli eventi fotograficamente.
Hisham M. Alnwajha
Giornalista e fotografo di Gaza che ha operato a stretto contatto con le suddette reti mediali locali. Ha contribuito con le sue riprese sul posto alla documentazione visiva del sequestro di ostaggi presso il complesso di al-Shifa.
Nome sconosciuto (Team SNG / Unità mobile di trasmissione)
Membro della troupe tecnica fissa che gestiva l’unità mobile di trasmissione satellitare (SNG) direttamente all’ospedale al-Shifa. Nota investigativa: le richieste rivolte a società di media locali, noleggiatori di veicoli satellitari e al sindacato dei giornalisti a Gaza sono rimaste senza esito o sono state respinte con la dicitura «sconosciuto» – a testimonianza della sistematica copertura di questo setup professionale.
Nome sconosciuto (Personale tecnico mobile e di supporto)
Stretto collaboratore dell’ambiente diretto del gruppo di telecamere mobili. Nota investigativa: anche in questo caso, gli enti ufficiali locali e le organizzazioni mediatiche negano qualsiasi informazione per insabbiare il coinvolgimento di questa infrastruttura nel 07.10.
Nome sconosciuto (Cameraman nell’area di al-Shifa)
Questo cameraman con la maglietta a righe riprende mentre gli ostaggi vengono fatti scendere dal veicolo militare verde 703-145.
Nome sconosciuto (Cameraman con berretto / Giornalista con gilet stampa blu)
Un cameraman vestito di nero con berretto e un giornalista con gilet stampa blu nell’area di al-Shifa osservano la jeep militare verde 703-145 con gli ostaggi israeliani.
Nome sconosciuto (un secondo team SNG / veicolo di trasmissione con la scritta rossa «Press» & giornalista con gilet stampa blu davanti all’area di al-Shifa)
Membro di un secondo team tecnico fisso che gestiva il veicolo di trasmissione satellitare (SNG) direttamente all’ospedale al-Shifa. Sostituisce il primo team. Potrebbe trattarsi di un veicolo di trasmissione della ex società partner della ZDF a Gaza. Contemporaneamente, il giornalista con il gilet stampa blu osserva l’ingresso della moto con il corpo di Ran Gvili nel vialetto di al-Shifa.
La cronologia del 07.10
Prima passivi, poi attivi – La sala di regia la mattina
La cronologia di questa mattinata non inizia con un evento sorprendente in strada, bensì in una centrale di controllo redazionale. L’analisi prende le mosse dagli uffici della società di produzione mediatica «Wide Media» di Osama S. Al Ashi. La telecamera offre una vista dall’alto direttamente sulla scena stradale e sull’area d’ingresso dell’ospedale al-Shifa. Sul fondo echeggiano i richiami dei minareti attraverso Gaza, colonna sonora orchestrale del terrore di questa mattina. Ancora prima che i protagonisti stessi facciano il loro ingresso sulla scena stradale, questa sequenza di apertura cattura l’atmosfera della stanza e stabilisce la posizione di osservazione passiva da cui gli eventi successivi vengono pilotati e analizzati.
Le registrazioni mostrano una trasformazione agghiacciante: come gli spettatori diventino senza soluzione di continuità complici della messa in scena mediatica – prima passivi, poi attivi.
« Allah è il più grande, Allah è il più grande. La resistenza palestinese colpisce lo Stato occupante…
Il testo completo trasmesso dagli altoparlanti del minareto recita:
« Allah è il più grande, Allah è il più grande. La resistenza palestinese colpisce lo Stato occupante, a supporto della Moschea di al-Aqsa, a difesa dei santuari islamici, come vendetta per il sangue dei martiri, a difesa dei prigionieri nelle carceri degli occupanti, e il bilancio dei morti dell’operazione di controllo sta salendo e non possiamo quantificarlo ora. »
Passivo: 2 uomini fissano ipnotizzati i loro smartphone. In questo momento sono ancora passivi: seguono in diretta le trasmissioni dei terroristi di Hamas direttamente da Israele. La telecamera documenta da vicino come i presenti fissino i display dove in tempo reale fanno il giro i primi messaggi Telegram e le immagini shock di strade e vittime. Consumano il terrore in tempo reale e pubblicano tutto simultaneamente sui loro canali Telegram.
Hassouna Salim e Osama S. Al Ashi fissano ipnotizzati i loro smartphone.
Un post decisivo su Facebook di Hassouna Salim della mattina del 7 ottobre documenta il personale riunito. Una panoramica della telecamera ci guida nel corridoio dell’edificio aziendale. Qui ci sono uomini, tre dei quali – guidati dallo stesso Osama S. Al-Ashi – indossano giubbotti protettivi blu con l’inconfondibile scritta «PRESS». Come quarto uomo del gruppo, il fotografo di questo scatto, verrà identificato in seguito Hisham M. Alnwajha.
La svolta: L’assunzione della regia in diretta:
Tuttavia, essi non rimangono osservatori passivi. Insieme a Osama Al-Ashi (nel cui ufficio si trovano), sanno già esattamente cosa sta accadendo a quel punto. Guardando i live streaming da Israele, viene presa la decisione di continuare e assumere proprio quel reportage in diretta sul lato di Gaza. Ora sanno esattamente cosa li aspetta. Il gruppo si divide strategicamente.
Attivo: L’esecuzione con divisione dei compiti (Quandeel e il team di al-Shifa):
Mohammed Quandeel si congeda e si mette in cammino in direzione del confine israeliano. Il suo compito: funge da osservatore avanzato, accompagna il trasporto di ostaggi per un tratto di strada e pubblica le relative sequenze in successione temporale sul suo account Telegram, dimostrando così che in quel momento non si trovava ancora ad al-Shifa. Contemporaneamente, il gruppo principale guidato da Osama Al-Ashi si equipaggia e parte da Wide Media con un obiettivo chiaro: l’ospedale al-Shifa. Non vi si precipitano perché sorpresi da un evento improvviso. Ci vanno perché hanno visto il live streaming. Si recano in modo proattivo sul luogo degli eventi per accogliere l’arrivo delle vittime israeliane con le loro telecamere e avviare la propria trasmissione in diretta.
La jeep nera e la documentazione visiva
La prima sequenza intermedia trascina direttamente lo spettatore nell’azione e può essere localizzata con precisione tramite un primo piano: davanti a una jeep nera, da cui viene estratta Naama Levy, la scena si sviluppa con un’inquadratura sorprendentemente calma e professionale (a circa 160 metri di distanza dalla posizione della successiva jeep verde). Un cameraman professionista cattura la dinamica di gruppo aggressiva, le urla e la diretta escalation intorno al veicolo nelle immediate vicinanze dell’area di al-Shifa. Parallelamente, l’onda digitale si impenna – uno screenshot preliminare su Telegram, pubblicato da Hassouna Salim, riflette in tempo reale l’agitazione e la dinamica di gruppo aggressiva di quel momento.
Poco dopo, il video viene pubblicato simultaneamente da Quandeel e Salim su Telegram.
La jeep nera con Naama Levy e Ori Megidish
Minuti dopo, questa jeep nera viene filmata nel complesso di al-Shifa. Spettatori curiosi circondano il veicolo. Delle barre gialle dovrebbero celare i reali accadimenti.
La jeep nera con Naama Levy e Ori Megidish qui sul terreno di al-Shifa.
La jeep verde e i convogli di Nahal Oz
Prima che la piazza principale venga completamente inondata, la telecamera passa alla sequenza intermedia con i resoconti di Quandeel in viaggio. Essi documentano il faticoso trasporto e le immagini d’atmosfera sulle strade al di fuori del centro.
Il ritmo aumenta quando la prima caratteristica jeep delle IDF con la targa 703-145 raggiunge il complesso di al-Shifa. Il veicolo viene rapidamente racchiuso da una folla ondeggiante di civili esultanti e terroristi di Hamas in abiti civili. Il personale ospedaliero si comporta in modo passivo e guarda la scena. Terroristi armati faticano a contenere la massa frenetica. Si odono forti grida di Allahu Akbar, raffiche di mitra dettano questa situazione.
Raffiche di mitra dettano questa situazione.
Uno sguardo all’interno:
Nel bel mezzo di questo caos, una sequenza video (con la filigrana di Telegram « ماسقلا فيس ») fornisce uno sguardo diretto e senza filtri all’interno della jeep. Tra il secondo 05 e il secondo 08 si rivela il destino delle giovani donne della base di Nahal Oz, spinte all’interno del furgone – un documento opprimente e centrale di questa fase.
Hamas dirige implacabilmente la messa in scena sul terreno di al-Shifa. Un’ulteriore foto immortala una delle scene centrali. Si vede un cameraman che riprende il trasbordo degli ostaggi israeliani in un’ambulanza. L’entusiasmo degli spettatori è palpabile. Un ostaggio ferito giace su una barella, coperto, ignorato e circondato da sostenitori fanatici del terrore di Hamas.
Due scatti ad alta risoluzione fissano ulteriormente questo momento; mostrano, leggermente sfalsati nel tempo ma nelle immediate vicinanze della jeep, la folla che guarda e l’energia caotica sul posto.
Poco dopo sopraggiunge un ulteriore blocco di veicoli – almeno quattro veicoli provenienti direttamente dai kibbutzim nei dintorni della base di Nahal Oz. L’evento ha da tempo attirato l’attenzione dei media: un vero e proprio furgone satellitare (SNG) con cameraman e redattore fissi è sul posto e segue l’arrivo in diretta, come testimoniano tra l’altro le riprese di Rizek Abdeljawad (Xinhua).
Quanti veicoli e ostaggi siano entrati nel complesso di al-Shifa in queste 2 ore si può solo intuire. I veicoli lasciano il terreno dell’ospedale dopo breve tempo.
Il viaggio attraverso Rimal
La telecamera di Osama Al Ashi è pronta. Ora è in viaggio verso l’ufficio. Panoramica ulteriore quando il convoglio lascia il terreno di al-Shifa. Il viaggio si sposta nel quartiere di Rimal, nel centro di Gaza City, con chiara direzione verso la costa e il mare. Un video del team di Osama Al-Ashi cattura questo corteo: Al Ashi è in posizione, sa cosa succederà ora. La jeep e gli altri veicoli avanzano, gremiti di palestinesi festanti uniti ai terroristi, fiancheggiati da un flusso continuo di veicoli civili e accompagnatori che costeggiano la strada.
Al Ashi è in posizione, sa cosa succederà ora.
Il punto finale di questo capitolo è segnato dalla registrazione video di Osama S. Al-Ashi dalla strada di accesso ad al-Shifa e dalla foto AP di Abed Abu Reash dal cortile interno dell’ospedale: la motocicletta con le spoglie mortali di Ran Gvili si ferma, circondata da una folla esultante di civili e uomini armati.
Al Ashi filma dal suo ufficio l’ostaggio israeliano condotto all’ospedale al-Shifa.
Il collegamento senza soluzione di continuità verso l’interno – L’intervallo temporale CCTV (dalle 10:53 alle 11:01)
Il mondo digitale lancia l’allarme: tramite il canale Telegram ad alta diffusione «Gaza Now» (con oltre 239.000 iscritti) viene pubblicato online un messaggio con immagine che documenta il trasporto di corpi di soldati israeliani dalle postazioni militari contese all’interno della Striscia di Gaza.
Subito dopo, la documentazione getta un ponte dalle tumultuose scene esterne direttamente all’interno dell’edificio. Tra le 12:00 e le 12:30, Osama Al-Ashi filma dal suo ufficio l’arrivo della motocicletta con il corpo di Ran Gvili (caduto in combattimento vicino al kibbutz Alumim) – mentre le registrazioni di sorveglianza CCTV pubblicate dalle IDF nell’esatta finestra temporale dalle 10:53 alle 11:01 svelano la continuazione immediata di questi processi all’interno dell’edificio:
Video 1
Questo video mostra come l’ostaggio nepalese Bipin Joshi venga trascinato dentro dal kibbutz Alumim.
Video 2
L’ostaggio thailandese Pornasawan Sudlamai, ferita da Hamas nel kibbutz Alumim, viene trasportata all’interno su una barella.
Dalle 10:53:11 alle 10:53:21 (CCTV Parte I): Le telecamere nell’area d’ingresso e nel foyer dell’ospedale al-Shifa riprendono terroristi vestiti in abiti civili e parzialmente armati mentre introducono due ostaggi (non è noto se siano i primissimi a essere stati portati nell’ospedale). Controllano i corridoi e si muovono con evidente familiarità con i luoghi attraverso i corridoi dell’ospedale, mentre il personale medico reagisce docilmente. La separazione tra ospedale e quartier generale del terrore sembra dissolta.
Dalle 10:55:38 alle 10:56:02 (CCTV Parte II): Nei corridoi e nei passaggi, una persona ferita viene manovrata su una barella, scortata e dominata dalle stesse forze armate che esercitano il controllo sui percorsi all’interno dell’edificio.
Alle 11:00:36 & 11:01:01: Le telecamere di sorveglianza documentano le fasi successive nei corridoi, chiudendo in modo ininterrotto la catena temporale e spaziale tra gli eventi in strada e l’ammissione nel reparto clinico.
L’ospedale Nasser a Khan Yunis: L’estensione della messa in scena mediatica
Anche gli ulteriori eventi di questo 07.10 si inseriscono senza interruzioni in questo quadro. I resoconti di Hassan Eslaiah, Muthana Al Najjar e dei loro accoliti da Nir Oz si inseriscono esattamente in questo schema, così come le riprese provenienti dal sud di Gaza, da Khan Yunis e dall’ospedale Nasser. Anche qui la messa in scena mediatica è stata attuata esattamente secondo lo stesso schema.
Amr Tabash, che ha lavorato tra gli altri per emittenti internazionali come la BBC e Al Jazeera, ha filmato e fotografato il trasporto di ostaggi attraverso le strade di Khan Yunis. Scene scioccanti hanno accompagnato questi trasporti.
Trasporto di ostaggi attraverso le strade di Khan Yunis.
Scene di accompagnamento dell’arrivo nel sud.
Tabash accompagna apparentemente questo trasporto fin dall’inizio. Il viaggio termina anche qui in un complesso medico – il secondo più grande della Striscia di Gaza, l’ospedale Nasser. Gli screenshot dell’account Instagram di Tabash attestano la sua tempestiva presenza sul posto. Vi documenta come i terroristi feriti in arrivo vengano portati in reparti separati della clinica e immortala anche il trasporto di un ostaggio. Nel frattempo, Tabash ha cancellato la maggior parte di questo materiale dal suo account.
Documentazione del viaggio verso l’ospedale Nasser.
Un’ulteriore prova del fatto che ostaggi siano stati portati anche nell’ospedale Nasser è una foto pubblicata su un canale Telegram. Mostra l’ostaggio israeliana Eliya Cohen.
Conclusione: Il silenzio dei testimoni e la complicità strutturale
Ciò che si è svolto la mattina del 7 ottobre 2023 nelle strade di Gaza, davanti ai cancelli dell’ospedale al-Shifa e poco dopo all’ospedale Nasser, non è stato un cieco caso di guerra, bensì una messa in scena meticolosamente registrata ed esibita pubblicamente. La catena di prove ininterrotta – dalle riprese nei siti di base passando per il coordinato trasporto nelle jeep fino alle registrazioni CCTV e ai resoconti delle cliniche – prova che le strutture mediche sono servite fin dall’inizio come nodi centrali di transito e punti di controllo del terrore.
Le indagini sul campo tracciano un quadro chiaro: solo all’ospedale al-Shifa erano presenti 10 «giornalisti» noti per nome e 7 sconosciuti. All’ospedale Nasser ha filmato e fotografato almeno un giornalista nominato, sebbene qui debba essere condotta un’indagine ancora più intensa. Tutti questi esempi condividono un modello comune: nessuno di questi giornalisti ha mai riferito veritieramente sui reali avvenimenti sul posto. Al contrario, le riprese sono state nascoste – o, se trasmesse alle agenzie il 07.10, corredate di didascalie deliberatamente falsificate per celare il vero luogo e contesto.
Le indagini su al-Shifa e sull’ospedale Nasser portano alla luce un sistema chiaro. Esse illustrano l’importanza fondamentale di queste cliniche all’interno della strategia di Hamas e dimostrano che tutti gli attori coinvolti erano perfettamente consapevoli di questo ruolo. Da ciò si deve necessariamente concludere che alle informazioni di questi giornalisti si può credere ben poco: hanno trasmesso in modo mirato ciò che poteva danneggiare Israele e hanno taciuto l’evidenza. I giornalisti qui nominati e la loro cerchia diretta hanno così agito come uno strumento accondiscendente della propaganda di Hamas.
All’inizio del conflitto, l’ospedale al-Shifa nel quartiere di Rimal ha costituito il centro di questa messa in scena, prima che Hamas spostasse le sue strutture verso il sud dopo l’occupazione del nord da parte delle IDF. L’elaborazione forense spezza anni di silenzio, smaschera gli attori e confronta l’opinione pubblica con la realtà dietro i reportage mediatici palestinesi.
Considerazioni conclusive
Il fallimento dell’élite, il muro del silenzio e lo stato della società dell’informazione
La mia indagine giornalistica e forense sugli eventi del 7 ottobre 2023 e sulla copertura mediatica negli ospedali di Gaza smaschera non solo i legami dei giornalisti locali e dei fotografi d’agenzia sul campo. Rivela al contempo un fallimento totale, catastrofico e ostinatamente taciuto fino a oggi da parte dei responsabili israeliani in politica, nell’esercito (IDF) e nei servizi di intelligence, i quali hanno completamente ignorato questi assi di infiltrazione pronti all’azione, così come documentato sulla mappa di pianificazione di Hamas del 2021.
Il muro del silenzio: La gestione della richiesta di chiarezza
Ancora più scioccante di questo fallimento iniziale è tuttavia la gestione da parte delle autorità dei miei sforzi di chiarimento successivi. I miei tentativi, intrapresi nel corso di mesi, di avviare un dialogo diretto e costruttivo sono caduti nel vuoto. Sebbene ci siano stati contatti sporadici, questi si sono rivelati senza eccezione un frustrante esercizio di elusione e relativizzazione. Lo schema era sempre lo stesso: prima segnali esitanti e apparenti promesse al livello informativo più basso, seguiti da improvvisi smentite sul fatto che le cose non potessero andare così.
Sono seguite promesse suadenti e presunti suggerimenti su chi altro si potesse contattare – solo per scoprire, a un esame più attento, che si trattava di meri vicoli ciechi o che veniva semplicemente negata qualsiasi risposta. Questo soffocamento sistematico, il nascondersi dietro le competenze e il silenzio ostinato sulle mie ricerche dipingono un quadro preoccupante: si preferisce spazzare sotto il tappeto le proprie mancanze e la scomoda verità piuttosto che affrontare la realtà.
Una dichiarazione personale: Il declino dell’illuminismo e dell’informazione
Traggo questa conclusione amarissima oggi non per la spinta a ottenere fama mediatica. Essa si nutre della dolorosa consapevolezza che al giorno d’oggi è diventato quasi impossibile correggere narrazioni messe in circolo una volta per tutte. Quello che sperimento è fondamentalmente il declino strisciante di una società dell’informazione illuminata: rappresentazioni non verificate, una volta radicate, si solidificano in modo così massiccio che fatti precisi e prove forensi svaniscono come un debole eco.
Con questo riscontro e la completa documentazione depositata presso la Corte Penale Internazionale (CPI), le mie ricerche sugli eventi di quel giorno ad al-Shifa si considerano qui irrevocabilmente concluse.